mercoledì 12 settembre 2007

Non ci resta che piangere

Confesso che ho avuto qualche imbarazzo nell' impostare la mia lettera indirizzata a Giulietto Chiesa. Voglio dire: lui è una persona così importante e l' argomento stesso, se possibile, è ancora più importante di Giulietto! Ma siccome ritenevo di una qualche importanza anche le cose che volevo chiedergli, mi sono fatto forza. Mi sono lasciato guidare dal genio di Benigni e Troisi e dalla loro lettera a Savonarola, perché loro hanno dimostrato di sapere come si fa in questi casi. Trovavo, inoltre, che il succo della loro missiva potesse avere qualcosa in comune con la mia. Dice infatti Benigni:

"Noi si scrive una lettera a Savonarola, dicendo: Savonarola, te se continui così, finisci che ti bruciano... la vuoi capire, o non la vuoi capire, Savonarola?!"

Quando si ha l' insolenza di rivolgersi ad una persona importante, e ancor di più se si ha la pretesa di dare un consiglio (o addirittura di chiedere conto di qualcosa), è buon uso mettere la propria "faccia sotto i suoi piedi", come consiglia Troisi. Io l' ho fatto, sperando così di stemperare la abbondantemente prevista furia con cui Chiesa si sarebbe scagliato su di me , premettendo che sono un "musicista". Tradotto: "Vengo in pace". Duole un po' ora doverne prendere atto, ma Chiesa mi ha strappato di mano la mia bandierina multicolore e con questa ha tentato di seviziarmi. Mi basterà questa esperienza per ricordare, alle prossime elezioni europee, su quale faccia ho già messo una croce definitiva.

Tornando alla mia lettera, una volta superata la difficoltà iniziale, ho premesso anche altro, che forse era un po' più importante della mia professione: "capisco l' importanza vitale, il peso specifico di ogni parola pronunciata in questo contesto". Tradotto dal mio linguaggio bifido, stava a significare: "Io cerco di fare del mio meglio con le parole, e Lei?". Ho posto particolare attenzione alla premessa, perché si sa che questa influisce molto sulla buna riuscita della conclusione. Fatica in parte sprecata la mia, perché è risaputo che Chiesa badi poco a questi dettagli. E infatti la sua premessa è stata questa: "La sua lettera è lunga e la mia risposta sarà più breve, ma non riduttiva." Fermandoci al senso letterale di questa frase, a conti fatti, la mia lettera è composta da meno di 900 parole. La sua da oltre 1200. Ma non voglio stare ore a contemplare il primo albero nel quale egli si è imbattuto.

Non sono però nemmeno in vena di scrivere romanzi, perciò, da musicista sempliciotto, farò tesoro di quanto imparato nelle peggiori scuole di musica d' Europa: cercherò di ignorare la maggior parte delle sue stonature e curerò l' inizio e la conclusione del pezzo, perché questi momenti solitamente coincidono con i picchi di attenzione del pubblico, anche se ogni tanto capita pure che qualcuno abbia un sussulto agli acuti nella parte centrale. Cosa tanto più probabile, quanto più queste note sono false, stonate.

L' inizio di Chiesa è questo:

"Io penso che chi controlla l'informazione non bada troppo ai debunkers ma si occupa dei grandi media, delle televisioni prima di tutto. I debunkers che affollano il web (pur essendo minoranza) sono secondari e di molto."

E' meravigliosa la grazia con cui Chiesa riesce, en passant, a impreziosire il suo pensiero con un velo di argomentum ad numerum. E aggiungo, senza voler polemizzare su sfumature di nessun peso, che stando a quanto scritto nell' introduzione a Zero, i debunkers sono quegli "addetti alla disinformazione" che sono "sguinzagliati" nel web. Ora apprendo che sono cani, sì, ma di secondaria importanza. Dei quali persino il padrone ha ben poca cura. Sul punto penso ci sia poco da dire, se non che una fallacia ad hominem in più o in meno, penso non faccia più alcuna differenza. Ma a questo proposito, per farvi meglio apprezzare quanto in Chiesa il ricorso a questa fallacia sia raffinata, vorrei sottolineare questo suo passo: "Lei sostiene che la termite non è un esplosivo, ma essendo lei un musicista mi permetta di pensare che la spiegazione di Jones sia più attendibile." Avrebbe forse potuto risparmiare qualche parola dicendo semplicemente: "Che ne sa lei, povero Pirla, della termite?" Il senso sarebbe stato più o meno lo stesso. E in ciò non avrei di certo contestato il Pirla, qui sublimato in "musicista", ma semmai il fatto che io non ho mai (MAI!) sostenuto che la termite non fosse un' esplosivo. E non ce ne sarebbe stato nemmeno bisogno: pare infatti che tale nozione sia ora definitivamente acquisita. Qualcuno più impietoso di me direbbe che Chiesa qui ha un po' manipolato le parole, prima per affermare il falso, e in seguito per negare l' evidenza.

Uno dei virtuosismi di logica (che però è anche esempio di "correttezza polemica") di cui Chiesa ha fatto sfoggio è questa sua affermazione: "debunker non è un insulto". Qui si potrebbe ipotizzare che abbia lievemente mancato il bersaglio. Non è il termine in sé ad essere oltraggioso, ma tutto ciò che lui con esso sottintende quando dice: "sguinzagliati". Devo per correttezza ipotizzare che questo passaggio non fosse chiarissimo nella mia lettera, ma sarebbe comunque lecito aspettarsi che chi pretende di aver fatto un po' di luce nella foresta nera dell' 11/9, non si inalberi su un fuscello simile.

Ma tutta la lettera, in realtà, è pervasa dalla indiscutibile correttezza di Chiesa. Per chi però ne cercasse qualche altro acuto, segnalo questa altra sua frase: "Io non sono andato a cancellare quelle righe, perchè sono onesto con me e con gli altri." E' raro imbattersi in un politico che abbia stessa trasparenza di intenti e pari nobiltà d' animo: non ha cancellato un articolo basato su premesse che egli stesso ammette essersi rivelate false, per rispetto ai suoi lettori. Sono sinceramente ammirato! Avrei infatti ritenuto di somma scorrettezza se egli avesse apposto una nota finale in cui si dicesse: "All' epoca di questo articolo ne sapevamo ancora meno di adesso, ma non cancelliamo l' articolo, in quanto documenta storicamente il momento in cui abbiamo cominciato, nel dubbio, a sparare a Zero".

Una nota di merito va anche a questa affermazione: "Io penso che si sia trattato di un vero e proprio colpo di stato, ma non lo posso dimostrare". E' davvero curioso, per usare un termine caro a Giulietto, che proprio in un post di qualche giorno fa io abbia accennato alla intaccabile solidità di questi posizioni, ricordando anche il commovente IO SO di Pasolini.

Veniamo però all' ultimo paragrafo di Giulietto. "Curioso che lei mi chieda qual'è l'obiettivo dell' "operazione Zero". Come se fosse un segreto. Non è un segreto. Vuol dire che lei non ha letto fino in fondo cosa ho scritto." Devo dedurre che Chiesa, sempre pronto a scrivere le sue cose "a fondo", non sia altrettanto abile nel cogliere "a fondo" il senso delle domande rivoltegli. Posto che le parole non sono scelte a caso, vediamo cosa potrebbe significare questa mia domanda, considerato anche tutto ciò che l' ha preceduta: "qual' è l' obbiettivo di quel che qualcuno definisce "l' operazione Zero?" Secondo me, potrebbe significare: "Dottor Chiesa, non le pare sia il caso di prendere le distanze da tutte le posizioni rivelatesi ridicole assunte sugli eventi dell' 11/9, ivi comprese da quelle stupidate di "2 righe" a cui mi sono limitato a far cenno solo per brevità? Non le pare inoltre che sia giunto il momento di superare quella feroce contrapposizione tra debunker e complottisti che in questi anni ha inquinato le discussioni?"

Certamente poteva essere intesa anche come domanda retorica, che in realtà insinuava l' inutilità dell' "operazione Zero". Perciò, mea culpa: in un attimo di generosità, non ho tenuto conto del fatto che gran parte dei complottisti perde la testa quando sente odore di critica.

Ma a questa mia domanda facevo seguire immediatamente un' altra, forse criptica ai più, che però ritenevo sarebbe arrivata chiara alle orecchie di una persona avvezza a questioni di intelligence, oltre che tutt' altro che "digiuno di politica". (Anzi, molto addentro alla politica. Invischiato fino al collo.) La domanda era: "A quale livello cerca di contrastare la criminosa politica estera di Bush?" La domanda, per come era formulata, constatava la presenza dei tanti diversi "livelli" da cui si può mirare o fare la politica. Si va dal baretto sotto casa, al famoso studio ovale. Visto il passato professionale di Chiesa sicuramente interessante, gli chiedevo semplicemente, con un candore di cui pensavo di non essere più capace, qualche parola su quale fosse la sua attuale posizione. (Non si infierisca, per favore: mi rendo conto che questa domanda fosse già pienamente meritevole di un "Pirla", o anche di un "musicista"! :)) Chiesa però forse ha inteso in questa maniera le mie parole: "Non sarà che anche Lei, come i peggiori complottisti, vuole guadagnare il più possibile dalla faccenda, anche in termini economici, visto che ha realizzato sia un libro che un film e che ha persino avuto l' accortezza di non farli uscire in perfetta contemporaneità? Non so come dirglielo, ma è sinceramente squallido che Lei faccia le sue clamorose rivelazioni solo dietro compenso! Capisco che la crisi economica colpisce in maniera trasversale, ma cos'è: lo stipendio da eurodeputato non le consente più di condurre una vita dignitosa?"

Sì, è probabile che Chiesa abbia letto qualcosa del genere nelle mie domande. Perché da questo momento in poi, ha rischiato di perdere definitivamente lucidità e contegno ad ogni parola. Non aveva alcuna certezza di ciò che io intendessi, ma ancora una volta, nel dubbio ha sparato a Zero. Ha chiuso infatti dicendo: "Non ho altre armi che la verità, o quella che io ritengo essere la verità. E, per questa ragione trovo davvero curioso (per non dire di peggio) che lei insinui che ogni goccia che passerà attraverso la piccolissima barriera che io e i miei amici abbiamo cercato di costruire ci saranno centinaia di morti iracheni. Quasi che lei volesse dire (e non dire) che è colpa nostra se non riusciremo a fermare quella mostruosa guerra? Quasi che quei morti fossero sulla nostra, sulla mia coscienza. Mi dispiace davvero che lei dimostri tanta mancanza di correttezza polemica. Quella che lei insinua è un'accusa non solo infamante, ma del tutto priva di punti di sostegno. Perfino contro il buon senso. Non siamo noi, che cerchiamo di fare il nostro dovere civico, contro gli assassini e i bugiardi, a doverci accollare questa responsabilità. Se avessimo taciuto i morti sarebbe stati comunque tanti; non meno, ma di più.
E se tacessimo, condividendo, o semplicemente scrollando le spalle, altre guerre potrebbero più facilmente cominciare. Come temo accadrà.
Ci pensi bene.

Ci ho pensato bene. E mi rifiuto di commentare nel dettaglio queste parole. Ho solo evidenziato in grassetto una frase che, così come è, testimonia un' ira che gli ha persino impedito di formulare in maniera ineccepibile. Il senso è comunque facile da intuire. Se io fossi un VIP e lui dirigesse un grande quotidiano (entrambe cose per fortuna non vere), non sarebbe difficile immaginare gli strilloni di oggi: "Bifidus accusa Chiesa e i complottisti di genocidio in Iraq!!!".

Chiudo, tirando le somme di quanto visto fino ad ora. Colui che affida le proprie speranze, i propri sogni di un "mondo migliore" alla attuale controinformazione di cui in questo Blog si è trattato e di cui Giulietto Chiesa è uno dei più illustri portavoce, temo che presto o tardi rimarrà deluso. E forse concluderà: non ci resta che piangere. FINE!

La Lettera

Cari lettori di questo Blog,

come ben saprete, qualche giorno fa mi sono occupato dell' introduzione di Giulietto Chiesa al libro Zero. Diciamo così: non mi aveva convinto del tutto. Per cui, prima di fiondarmi in libreria ad acquistarlo, avevo pensato di porre qualche domanda all' autore. Ho letto con gusto la sua risposta (anche se, il fatto stesso di averla ricevuta, è equivalso ad una piccola scommessa persa).

Pubblico entrambe le lettere. Senza tanti commenti. Per il momento.

Ma è quasi doveroso che io sveli ora un piccolo retroscena: visto che Enrico Manieri aveva immediatamente notato qualche piccolo errore nel libro (che poi ha recensito), ho pensato di introdurre un piccolo errore nella mia lettera (che evidenzierò con caratteri in grassetto). Giusto per testare (se volete: in maniera puerile e meschina) la attenzione di Chiesa ai famigerati "dettagli". Cercavo, anche in questo modo, una dimostrazione del fatto che solo i debunker soffrissero di quella particolare miopia che impedisce di vedere la foresta quando ci si imbatte in un albero. Non voglio anticipare i dettagli, ma vi dico subito che purtroppo non l' ho trovata.

Va da sè che, quand' anche Giulietto fosse stato così galantuomo da perdonare al suo interlocutore una piccola svista (cosa dalla quale nessuno purtroppo può dirsi immune) e avesse perciò sorvolato sfoggiando uno stile impareggiabile, nessuno avrebbe per questo mutato minimamente la propria idea su quanto la sua conoscenza degli eventi dell' 11 settembre sia approfondita.

Detto ciò, non mi resta che augurarvi buona lettura J!


Lettera a Giulietto Chiesa:

Gentile dottor Chiesa,

sono bifidus
(nella lettera originale: nome, cognome e professione)
….. che segue con attenzione la questione dell' 11/9, aggiornandosi costantemente su internet anche sulle discussioni sorte tra "ufficialisti" e "thruthers". E' del tutto evidente che quegli avvenimenti stanno condizionando tutta la politica mondiale recente e che continuerà ad orientare anche quella futura , per cui capisco l' importanza vitale, il peso specifico di ogni parola pronunciata in questo contesto.
Purtroppo la mia preparazione, pari a quella di un qualunque "uomo della strada", non mi permette però di avere certezze sui vari aspetti tecnici che sono stati messi in discussione dai movimenti per la verità, per cui, nella migliore delle ipotesi sospendo il giudizio in attesa che spunti qualche elemento di più facile lettura, oppure nella peggiore, mi affido ai pareri di alcuni "esperti", confidando nella loro buona fede, ma senza darla per scontata.

Ho letto recentemente la sua introduzione a "Zero", che è stato per me spunto di qualche riflessione.
Lei, ad esempio, svela quel "trucco" di chi controlla l' informazione che consiste nello "sminuzzare il lavoro di ricerca in cento rivoli di contestazione", avvalendosi delle schiere di debunker sguinzagliati nel web. Non condivido questa sua posizione per un semplice motivo: lei giustamente dice di "guardare l'insieme", ma nel frattempo ospita nel libro gli scritti del signor Griffin, che non si è mai fatto scrupoli a concentrare l' attenzione sui "dettagli". Spesso anche tecnici, come è stato, tanto per fare solo un esempio, il caso della termite usata, secondo Griffin, per demolire le torri gemelle. Di fronte ad affermazioni di questo tipo, nel caso si volesse contestarle, qual' è l' atteggiamento giusto da adottare, a suo parere, per non incappare nell' infamante accusa di essere un "debunker"? Affermare che la termite non è un esplosivo, e che un suo eventuale utilizzo avrebbe portato a più di una situazione che è in contrasto con quanto osservato in realtà, è sufficiente per diventare un "addetto alla disinformazione"?
A mio parere, se si formulano ipotesi o accuse basandosi su dettagli specifici, non si può accusare l' "avversario" di giocare sporco se questo, per sottolinearne la debolezza, dimostra che le premesse sono sbagliate. Oppure, come spesso accade, evidenzia che nel formularle ci si è comodamente disinteressati di quegli elementi che era difficile (impossibile) integrare, a meno di non ipotizzare che centinia o migliaia di persone facessere parte del complotto.
E' il caso della presunta demolizione dell' edificio numero 7, ad esempio. In nessuna pagina dedicata alle ipotesi complottiste vedo riportato l' enorme quantità di testimonianze di pompieri sul luogo, che nell' immediatezza degli eventi hanno constatato che l' edificio fosse pericolante per via degli incendi e dei danni strutturali dovuti alle macerie di una delle torri. Perchè?
Vedo piuttosto, anche su una pagina del sito di
Megachip parole come queste: "Nonostante gli incendi nel Sette fossero così piccoli che il sistema antincendio avrebbe dovuto spegnerli, alle 17:30 circa, l'edificio è improvvisamente imploso, ed è crollato in un mucchio di macerie. Possono dei piccoli incendi aver fatto crollare il Sette?"
Mi sembra che sia una presentazione dei fatti piuttosto incompleta. Sarebbe preferibile, a mio modo di vedere, accusare i pompieri di aver dichiarato il falso, o anche ipotizzare che quei nomi e quelle testimonianze siano di sana pianta inventate da qualcuno per sorreggere una versione ufficiale zoppicante, piuttosto che far finta che non siano mai esistiti.

Ma non è questo il punto vero a cui volevo arrivare, sebbene fosse un preambolo necessario per ricordare con qualche esempio che, in questi 6 anni, ad ogni affermazione/ipotesi dal fronte "cospirazionista" è arrivata la puntuale smentita/rettifica dai debunker, e per di più senza che queste discussioni sortissero alcun effetto su una politica estera americana che continua imperterrita a mietere vittime in giro per il mondo.
Mi chiedo pertanto, dottor Chiesa, quale sia la reale efficacia di una denuncia dell' operato di Bush e dei neocon che incorpori anche ipotesi di "autoattentato", con le più varie sfumature, più o meno discusse/smentite in questi anni. Anche perchè, sempre nella introduzione a Zero, Lei ha definito una "imbecillità" l' idea che gli americani se lo siano fatto da soli.
Di fronte a ciò, anche il più incallito dei "complottisti" rimane spiazzato: "Tarpley parla di un quasi colpo di stato, Meyssan pure, Griffin non ne parliamo, ma io sarei imbecille se pensassi ad un autoattentato?".

In breve, la domanda da comunissimo cittadino che vorrei farle è questa: qual' è l' obbiettivo di quel che qualcuno definisce "l' operazione Zero"? A quale livello cerca di contrastare la criminosa politica estera di Bush (e anche quella interna, considerate le forti limitazioni alle libertà personali, denunciate anche in America da giornalisti come Olbermann)?

Lei afferma che questa ricerca sia una specie di diga che cerca di contrapporsi alla guerra infinita. Aspetto una sua cortese risposta che chiarisca i dubbi che le ho espresso, perchè tutti possiamo constatare che ad ogni goccia che tale diga non riesce a contenere, corrisponde un qualche centinaio di civili morti in Iraq.

Conscio del fatto che stando con le mani in mano non si potrà nemmeno sperare in un qualche miglioramento nello stato delle cose, la saluto augurandole buon proseguimento,
(firma)


Risposta di Giulietto Chiesa:


Gentile Bifidus,
la sua lettera è lunga e la mia risposta sarà più breve, ma non riduttiva.
Per punti. Io penso che chi controlla l'informazione non bada troppo ai
debunkers ma si occupa dei grandi media, delle televisioni prima di tutto.
I debunkers che affollano il web (pur essendo minoranza) sono secondari e
di molto. In qualche caso veri e propri provocatori e guastatori, in altri
casi persone in buona fede, spesso digiuni di politica e, per questa
ragione, interamente sdraiati sulle dispute di dettaglio. Appunto gente che
vede l'albero ma non la foresta. Ma non sono interessanti, perchè sono
marginali, cioè non agiscono sulle idee dei milioni di persone che, invece,
devono essere portati a credere a tesi che vengono per loro preconfezionate
e poi ossessivamente ripetute dalla GSFM, la Grande Fabbrica dei Sogni e
delle Menzogne. Ma è un discorso lungo che esula dalle cose che lei ha
proposto di discutere. Se avrà la pazienza di seguire il sito
www.megachip.info vedrà comunque che è da qui che sono partito.
Comunque debunker non è un insulto, tant'è vero che gli stessi debunkers
usano questo termine per autodefinirsi. E vadano pure avanti con i loro
sforzi. Aggiungo che, se e dove essi raggiungeranno risultati
chiarificatori io sarò il primo a esserne lieto, essendo uno che pone
domande, e non si vede perchè uno che pone domande dovrebbe essere
dispiaciuto se riceve delle risposte.
Secondo: lei dice, giustamente, che io guardo all'insieme. Esatto, io
faccio un ragionamento composto da molti elementi. E' un ragionamento
complesso. A me pare che spieghi molte cose, cioè che sia un discreto
modello interpretativo. Se qualcuno ne avanza di migliori sarò lieto di
esaminarli. Ovvio che, mentre organizzo un libro collettivo, io cerchi di
avere esperti in diverse discipline, che mi consentano di restituire al
lettore la complessità del problema. Lei se la prende con Griffin che,
poverino, è un innocente filosofo, scambiandolo con Steven Jones, che è
invece un fisico
e che ha fatto esperimenti con la termite. Lei sostiene
che la termite non è un esplosivo, ma essendo lei un musicista mi permetta
di pensare che la spiegazione di Jones sia più attendibile. Tanto più che
lei potrà vedere nel film "Zero" una sua precisissima testimonianza,
corredata di immagini, insieme a quella di altri esperti, tra cui
professori italiani, che concordano con la sua ipotesi di lavoro. Si
sbagliano tutti? Forse, chissà, ma a me paiono molto attendibili.
Terzo: io penso che a realizzare l'11 settembre siano state diverse
centinaia di persone. Il problema è che in queste operazioni molti, anzi la
grande maggioranza, dei partecipanti non sanno che stanno prendendo parte a
un'operazione complessa. Solo in pochi conoscono tutto il meccanismo.
George Tenet, allora capo della Cia, disse che "solo quattro o cinque
persone conoscevano il piano". Involontariamente ci comunicò che nemmeno
tutti i diciannove terroristi kamikaze sapevano dove sarebbero andati a
finire e come. Non le sembra interessante? A me sì.
Lei cita alcune righe del sito www.megachip.info dove si parla di piccoli
incendi nell'edificio 7. Righe scritte oltre due anni fa. Nel frattempo
sono emersi fatti nuovi, che allora non si conoscevano. Non li conosceva
nemmeno chi li ha scoperti recentemente. Altri emergeranno, cammin facendo,
e saranno utili a completare la descrizione della situazione. Io non sono
andato a cancellare quelle righe, perchè sono onesto con me e con gli
altri. Adesso ci sono testimonianze e verifiche convincenti sul fatto che
l'edificio era stato lesionato? Bene, anzi molto bene. Resta ancora da
chiarire come mai sotto l'edificio numero 7 del World Trade Center è stata
trovata una grande pozza di metallo fuso esattamente come sotto ciascuna
delle Twin Towers. Secondo quello che so un palazzo che crolla, di acciaio,
non produce pozze di metallo fuso che restano roventi per diverse
settimane. Aspettiamo la scoperta di una spiegazione, ma anche questo è un
dettaglio che non modifica la complessità del "quadro". Se avrà la pazienza
di leggere non solo la mia introduzione ma anche i diversi contributi del
volume, vedrà che il "quadro" della falsificazione è assai ampio e non
facilmente modificabile dal mutare di questo o quel dettaglio.
E, prima di giungere al punto più curioso della sua lettera, mi permetta di
dirle che non è affatto vero che ognuna delle affermazioni
dei "cospirazionisti" (di regola ci si affibbia il termine di complottisti)
è stata puntualmente smentita dai debunkers. Intanto con una piccola
osservazione: le risposte io le chiedo a chi ha falsificato la storia
dell'11 settembre, non ai poveretti che cercano adesso, con raro impegno,
di mettere le toppe. Per esempio vorrei che fossero resi visibili i nastri
delle decine di telecamere che stavano attorno al Pentagono e che furono
tutti sequestrati. Perchè non ce li fanno vedere? Se i debunkers volessero
completare il quadro dovrebbero chiederlo anche loro, non le pare? E la
stessa domanda io la rivolgerei a tutti i direttori, e capi redattori dei
più importanti giornali e telegiornali italiani. Come mai non hanno chiesto
niente e bevuto tutto?
Io, infine, prima della curiosità, ho definito imbecillità la frase secondo
cui "gli americani" se lo sarebbero fatto da soli. Perchè contiene un
inganno semantico: non sono "gli americani" a essersi fatto da soli
l'autoattentato. "Gli americani" sono le vittime, e questa frase è un
insulto contro di loro. Io so che non sono stati "gli americani", ma un
gruppo criminale, dentro cui c'erano anche dei cittadini con passaporto
statunitense. Ecco dove sta l'imbecillità: nel cadere in queste
trappole "screditanti". Le parole sono armi da usare con cautela, perchè ci
si può fare male. Io penso, come Tarpley, e come Griffin, che si sia
trattato di un vero e proprio colpo di stato, ma non lo posso dimostrare e
quindi mi limito a dimostrare dove coloro che hanno tenuto bordone hanno
mentito.
Curioso che lei mi chieda qual'è l'obiettivo dell'"operazione Zero". Come
se fosse un segreto. Non è un segreto. Vuol dire che lei non ha letto fino
in fondo cosa ho scritto. Voglio la verità perchè ritengo che noi potremo
fermare (contribuire a fermare) la guerra infinita che l'11 settembre ha
scatenato solo smascherando coloro che l'hanno innescata. E' una forma di
autodifesa. Sarà efficace? Non so. So soltanto che, avendo raccolto molti
indizi e prove, che rivelano il pericolo che corriamo, mi considererei un
quaqquaraqquà se non facessi quanto è in mio potere per farlo sapere a
quanta più gente è possibile. Non ho altre armi che la verità, o quella che
io ritengo essere la verità. E, per questa ragione trovo davvero curioso
(per non dire di peggio) che lei insinui che ogni goccia che passerà
attraverso la piccolissima barriera che io e i miei amici abbiamo cercato
di costruire ci saranno centinaia di morti iracheni. Quasi che lei volesse
dire (e non dire) che è colpa nostra se non riusciremo a fermare quella
mostruosa guerra? Quasi che quei morti fossero sulla nostra, sulla mia
coscienza. Mi dispiace davvero che lei dimostri tanta mancanza di
correttezza polemica. Quella che lei insinua è un'accusa non solo
infamante, ma del tutto priva di punti di sostegno. Perfino contro il buon
senso. Non siamo noi, che cerchiamo di fare il nostro dovere civico, contro
gli assassini e i bugiardi, a doverci accollare questa responsabilità. Se
avessimo taciuto i morti sarebbe stati comunque tanti; non meno, ma di più.
E se tacessimo, condividendo, o semplicemente scrollando le spalle, altre
guerre potrebbero più facilmente cominciare. Come temo accadrà.
Ci pensi bene.
Giulietto Chiesa

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Nota finale:

con ogni probabilità, il dottor Chiesa pubblicherà la presente corrispondenza sul suo sito, con il seguente titolo da lui scelto: "Le gocce e il sangue".
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Infatti. Ovviamente, idem su Megachip.

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lunedì 10 settembre 2007

Il Frocio

Maurizio Blondet è senza ombra di dubbio un uomo d' un pezzo. E con ciò intendo soprattutto che è MASCHIO, virilissimo, non solo nel tratto della penna, ma anche nelle sembianze e nella gestualità. (Il fatto che accavalli facilmente le gambe non significa nulla: lo fa anche Mughini.) E' un uomo d' altri tempi, si potrebbe dire.

Nel suo pezzo di oggi si cimenta in una nobile e dotta esamina di una patologia di cui trovate accurata descrizione solo nelle migliori riviste mediche: l' omosessualità.

Ovviamente Blondet è sano. E quando dico sano, escludo anche la più remota possibilità che egli sia, anche a sua insaputa, "portatore sano" di questa malattia, questo terribile morbo corruttore di gioventù sin dai tempi di Socrate. Non meraviglia perciò vedere quanto sia netto il modo con cui prende le distanze da ogni sintomo a questa riconducibile. Ma siccome è sì un signore d' altri tempi, ma anche fulgido esempio di attuali virtù, lo fa con grazia quasi poetica. Tanto che più volte, nel riferirsi a Proust, ricorre a un linguaggio molto "politically correct", definendolo "gay".

Mi viene in mente un brillante scambio di battute dell' ultimo film di Ozpetek, "Saturno contro":

- Lei è gay?

- No, sono frocio.

- Credevo fosse la stessa cosa.

- Sì, ma io sono all' antica.

Sappiamo che ai tempi di Proust l' outing non andava di moda come oggi, per cui la confessione della sua corruzione è tutta nella sua produzione letteraria. Mi domando quale sarebbe invece la sua posizione in merito se vivesse il nostro tempo: si direbbe orgogliosamente frocio? Oppure, nobile d' antiche memorie, tacerebbe sulle proprie pulsioni più intime e, dopo aver puntato indice e riflettori sulle pene quotidiane altrui, si morderebbe la lingua tentando di star al passo coi tempi, e con sana ipocrisia si riferirebbe a questi malati con il termine "gay"?

Comunque sia, oggi non c' è più ragione di celare l' omosessualità. L' essere frocio non desta particolare scandalo. A patto che non si riveli di esserlo involontariamente, come è capitato al senatore americano Larry Craig. L' opinion leader per eccellenza Mazzucco ce ne aveva già raccontato le peripezie a tempo debito (con tanta dovizia di particolari da chiedersi: come diavolo fa quest'uomo ad essere così informato sui segnali che si scambiano gli omosessuali nei bagni pubblici?), e Blondet fa riferimento a questo fatto di cronaca nella chiusura del suo pezzo, quando accenna all' "apostolo dei valori famigliari colto con la braghe calate in un cesso". (Poesia! Pura poesia, i cui versi sono gocce di marmo.)

Forse è utile riportare qui che Craig, stando all' articolo di Mazzucco, è un "attivista antigay di peso notevole" ed appartiene alla destra cristiana conservatrice. Non vorrei infatti che qualcuno fraintendesse quanto scritto fino ad ora: le similitudini con Blondet si esauriscono qui, perché le bretelle dello zio Maurizio, a quanto pare, sono ben salde sull' orlo dei pantaloni.

domenica 9 settembre 2007

La Barba

Non so a voi, ma a me la satira di Mazzucco fa letteralmente impazzire. E che ci crediate o no, mi è simpatico. Lui e, lo scopro adesso, la sua famiglia. Voglio dire, non è che siano così frequenti le zie che, di fronte al nuovo Bin Ladin, siano capaci di vette quali: "Và che bel che l' è, el par gnanca lù!" E siccome il DNA non è un' opinione, il nipote di cotanta zia, nei commenti seguenti all' articolo, si chiede: "E' circonciso?"

Semplicemente geniale!

Questa, signori, è la massima espressione di un genio intellettual-artistico rarissimo. Tanto che il mondo ne ha avuto assaggio (forse) di pari livello solo con l' "Io so" di Pasolini.

Purtroppo però il freddo marmo dei tribunali è impermeabile alle magie dell' arte e nei suoi corridoi si aggirano figure altrettanto algide, che di fronte a un "Io so, ma non ho le prove" si mostrano impietosi. Pervasi dal rigor mortis delle leggi (che sono colonne portanti di una civiltà occidentale innegabilmente superiore), in questo caso procederebbero per ragionamenti di questo tipo: "Se l' attuale Bin Laden fosse veramente un fantoccio della CIA, con ogni probabilità si sarebbe evitato di destare sospetti con una barba posticcia. Perciò la barba è vera. Perciò Bin Laden è vero. Perciò tutto ciò che lo riguarda, 11 settembre compreso, è vero. Perciò …".

Perciò niente, perché il resto è politica. E la politica è tabù. Perciò: capolinea.

Chi volesse cercare la retta via nella selva oscura della barba di Bin Ladin, sappia che imboccherebbe un vicolo cieco sia col pragmatismo dei debunkers, sia cedendo al fatale fascino dei sentieri artistici di Mazzucco.

sabato 8 settembre 2007

Matrix 8

"E' importante confrontare questi dati. Anche per vedere come attorno all' 11 settembre sono cresciute due scuole che si danno battaglia, che si combattono elemento per elemento, argomento per argomento. Mentre noi sappiamo che quella vicenda, quella terribile vicenda, quella giornata di attacco all' America, ha portato 3000 morti. Ha creato almeno l' occasione per due guerre, quella dell' Afghanistan e dell' Iraq che non si sono di fatto ancora concluse e hanno cambiato la storia e un po' la geografia del mondo. Ma questa è storia anche di queste ore e la risentiremo magari già tra poco, nell' ultima edizione del telegiornale."

Sono le parole con cui Mentana ha chiuso l' ottava puntata di Matrix dedicata alla contrapposizione delle diverse teorie sull' 11 settembre.

Di tutta la saga, che dal punto di vista giornalistico non esiterei a definire fallimentare, questa è stata di gran lunga la puntata peggiore. La più inutile. Con una struttura al limite del demenziale: Mentana ha concesso mezz' ora di tempo circa sia a Mazzucco che ad Attivissimo per sintetizzare tutti ciò che avevano da dire sull' 11/9. Come confermato da John Battista nei commenti del sito undicisettembre, i video sono stati preparati in maniera assolutamente indipendente, nel senso che nessuno dei due aveva la più pallida idea di come l'altro avrebbe impostato il proprio compitino, pur conoscendo entrambi a menadito le rispettive argomentazioni.

E' stato dunque tutt' altro che un botta e risposta, un sano e costruttivo confronto che potesse mettere la parola fine almeno su qualche punto. Un dialogo tra sordi piuttosto, che forse tentavano di indovinare le mosse della controparte, con un occhio ansioso sempre sul cronometro per rimanere nei tempi imposti dalla trasmissione. Capita così che si è assistito al lungo monologo di Attivissimo che si è giocato più di 10 minuti sul WTC7, la Prova per eccellenza del complotto visto che è crollato senza l' aiuto di aerei, mentre questa volta Mazzucco ha appena accennato l' argomento. Ha preferito puntare invece sulla quantità di elementi nel suo bouquet, forte anche del fatto che per instillare un dubbio bastano pochi secondi, mentre per dissiparlo potrebbe anche non essere sufficiente tirare in ballo la struttura atipica di un edificio.

Mentana dunque continua a cavalcare l' onda dell' audience informandoci sulle "due scuole", lasciando però ben poche possibilità di scelta allo spettatore: o con i "thruthers", o con gli "ufficialisti". E, come abbiamo visto, con le sue trasmissione non aiuta certo il dialogo. Li tiene ben separati, favorendo il loro arroccarsi sulle proprie posizioni.

Anche dopo questa puntata quindi, abbiamo da una parte i Mazzucco, secondo i quali tutto, ma proprio tutto è stato complotto e menzogna, e ne trovano conferma nella criminosa politica americana che è seguita (oltre che nel rialzo del prezzo della benzina). Dall' altra abbiamo invece gli Attivissimo che, una volta verificato che "il buco è della misura giusta", ritengono compiuto il loro dovere secondo coscienza, perché loro non si occupano di politica.

E mentre ormai da qualche tempo ognuno prosegue con i propri bei monologhi, colpo di scena: a 4 giorni dall' anniversario dell' 11 settembre, rispunta in tutti i telegiornali la sinistra ombra di Bin Laden! (Il suo precedente cameo, fortuita coincidenza, risale a 4 giorni prima delle elezioni presidenziali americane.)

Così, in attesa di Matrix 9, si potrà discutere di questioni serie, seppure non più nuovissime: il colore della sua barba.

venerdì 7 settembre 2007

venerdì 31 agosto 2007

L’ Introduzione

"Come è stato detto autorevolmente, la verità sull'11 settembre non la conosceremo mai: non nei prossimi cento anni almeno."

Senza meglio specificare a quale autorità appartenga questo pessimismo (che potrebbe anche non essere del tutto ingiustificato), nell' introduzione al libro Zero, Giulietto Chiesa ne deduce che l' affermazione in sé contiene l' ipotesi che con la versione ufficiale sull' 11/9 non ci è stata detta la verità.

Questa stessa premessa potrebbe però essere interpretata anche diversamente: "Il libro che vi apprestate a leggere ha poco da spartire con la Verità che scopriranno, se tutto va bene, i vostri nipoti quando diventeranno a loro volta nonni. Ma noi non potevamo di certo aspettare un secolo per la pubblicazione. E, nel dubbio, abbiamo sparato a Zero!"

Per evitare che qualcuno possa scoraggiarsi di fronte al sovrumano lasso di tempo proposto, Chiesa cerca di spiegarci il motivo per cui anche ai giorni nostri la ricerca è fondamentale:

"…per il solo fatto di esistere, si pone come barriera alla prosecuzione della guerra infinita che è cominciata l'11 settembre e che non accenna a terminare e, anzi, continuamente minaccia di estendersi e di incendiare il mondo."

Interessante: ora capisco perché la guerra all' Iran è imminente da qualche anno. Siccome qualcuno continua a spifferare la data dell' attacco nei siti di controinformazione, a Washington sono costretti a posticiparlo. Qualcosa però deve essere andato storto con l' Iraq. Nonostante la moltitudine di ricercatori, la guerra c' è stata ugualmente. E anzi: continua tutt' ora. Ho come il sospetto che questa ricerca non sia poi tanto efficiente come barriera alla prosecuzione della guerra infinita.

Ma non voglio sottilizzare troppo. Anche perché Giulietto mi è simpatico. E dice anche cose con cui concordo pienamente. Chiede, ad esempio, una commissione di inchiesta internazionale, composta da "saggi, al di sopra di ogni sospetto, di ogni vincolo, di ogni affiliazione, di ogni interesse", per fare luce sui misteri dell' 11/9. Si rende perfettamente conto che l' idea stessa è pura utopia, ma nessuno può impedirci di sognare un mondo migliore! Per cui, voto anche io SI' al giurì internazionale. Si potrebbe finalmente sgomberare il campo dalle tante idiozie sentite in questi anni, e tutti i professori universitari, giornalisti autoproclamati e ingegneri fatti in casa potrebbero tornare ad occuparsi delle proprie materie di competenza. Oppure in miniera, nel caso non ne disponessero di alcuna. A proposito, vorrei segnalare un candidato che, da quel che mi risulta, sarebbe perfetto: Bazant. (Vorrei segnalare, sempre a proposito, la signorilità con cui Chiesa si è precluso la possibilità di partecipare a questa ipotetica commissione. E non perché lui sia il sosia di Stalin più perfetto che si sia mai visto - e Stalin che urla "non sono antiamericano" potrebbe essere una barzelletta per qualcuno -, piuttosto perché sono le sue frequentazioni politiche ad essere, diciamo così, non esattamente "al di sopra di ogni sospetto")

Giulietto però, uomo di sostanza, torna subito con i piedi per terra:

"…appaiono davvero ben ridicoli e miseri tutti i tentativi di razionalizzare quell'evento basandosi sul senso comune, o di racchiudere l'evento all'interno della sequela dei particolari tecnici, dei dettagli, che è poi il modo migliore per renderlo incomprensibile, perché lo decontestualizza, perché il mare di particolari impedisce di guardare l'insieme, perché è il vecchio vizio di concentrarsi sull'albero per non vedere la foresta."

Guardare l' insieme… guardare l' insieme… Questa esortazione non mi è nuova. (Brrr…) E a mio parere rappresenta il nocciolo di questa introduzione. Equivale a dire: "Le torri del WTC sono state demolite. La guerra al terrorismo che ne è conseguita ce lo dimostra incontrovertibilmente. E chiunque osi obbiettare qualcosa è un gatekeeper. Un Chomsky! O un debunker, di quelli che cercano il pelo nell' uovo, ignorando l' uovo! ".

Viene qui in soccorso dei debunker la saggezza popolare, secondo la quale "tira di più un pelo, di un carro di uova" e pertanto non posso essere pienamente d' accordo con una impostazione del genere, ma almeno Chiesa dice subito da chi guardarsi le spalle e parla chiaro!

Anche se non sempre:

"«Ma lei sta sostenendo che gli americani se lo sono fatto da soli?».
Naturalmente nessuno degli autori qui presenti sostiene una tale imbecillità…
"

Khm… Riassumendo: non è stato Bin Laden. La versione ufficiale è una colossale bugia. Il contesto indica che tutto è stato preordinato. Ma sostenere che "gli americani se lo sono fatto da soli" è una imbecillità!!!

Chi è stato allora e perché? Il mistero si infittisce. Certo, dovrei leggere il resto del libro, nel quale forse è stato risolto e Chiesa ovviamente non ha voluto svelarne il finale. D' altra parte questa era solo l' introduzione.